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L’Isola del Giglio, cultura antica alla ricerca di un solido futuro

Ogni popolo del mare ha sempre sognato questo approdo. Il Giglio è un porto sicuro, ricco e strategico per la posizione centrale fra il mar Tirreno il promontorio dell’Argentario.

Questa era l’Isola Verde, un tempo qui, nei pendii scoscesi che arrivano fino al mare, c’erano terrazzamenti per la vite, frutteti e campi di grano. Adesso la macchia mediterranea si è mangiata tutto“, sentirete dire da ogni gigliese che troverete intorno alle 17.30 nella piazzetta di Giglio Castello. E’ questo un luogo dove il tempo sembra immobile, soprattutto se visitato in bassa stagione, quando gli abitanti sono i veri padroni dell’isola.
Se avete curiosità enoiche, invece, il miglior modo è addentrarsi nei tanti luoghi di ritrovo del paesino, come il bar dove abbiamo incontrato Federica, gigliese adottata, che ci ha conquistato con un primo assaggio di ansonica della casa, di una bontà spiazzante, il Mediterraneo nel bicchiere, senza se e senza ma, rigorosamente a temperatura ambiente.
L’ansonica è una varietà da sempre presente sull’isola, già nella Roma antica si parlava dell’eccellenza delle uve locali, coltivata su terrazzamenti rubati alla roccia granitica e alla macchia mediterranea sulla costa a picco sul mare. Viene vinificata in piccole cantine in botti di cemento o legno, per poi essere travasata in damigiana o in piccoli contenitori. Un elemento fondamentale è la macerazione delle bucce che donano un colore ambrato brillante e una complessità nasale che fa da traino a quella gustativa; lieve sensazione tannica, alcol abbondante ma equilibrato dall’acidità e una persistenza infinita aiutata dalla sapidità marina.

Bugia, Beccaccino e Ghego

Non sono state citate casualmente le cantinette all’interno del paese. E’ proprio lì che avviene la magia della condivisione e delle storie raccontate a fine giornata lavorativa, “al freschino”, davanti a una fetta di salame e di pecorino. Aver modo di parlare con personaggi epici come Ghego, Bugia, Beccaccino, Scipione, Schizza Piscio, tutte persone vere, integre, sempre con il sorriso e la battuta pronta, rimane un onore alla portata di tutti. Gli anziani del Giglio sono i testimoni della conoscenza e custodi del territorio. Parlando con loro si capisce quanto sia difficile la coltivazione e la gestione dei vigneti: “Alla fine curare la vigna sarebbe la meno, ma la burocrazia ci ammazza. Da quando c’è il parco naturale non possiamo più muoverci liberamente, le regole son giuste, ma alcune sembrano assurde“- ci racconta Ghego -“purtroppo anche questo non invoglia i giovani a rimanere, è una situazione difficile“.
Fa molto male vedere che tutta la bellezza agricola dell’isola, o meglio, la poca rimasta, rischi di sparire insieme a questa generazione.
Lo spiraglio di luce lo intravediamo grazie ad alcune aziende che da anni riescono a produrre eccellenza, come Altura della famiglia Carfagna, oppure Az. Agr. Fontuccia, dei fratelli Giovanni e Simone Rossi, elevando l’ansonica a bianco autoctono di riferimento sul piano nazionale. Oppure un’azienda del “continente” come quella di Bibi Graetz, che con il suo Bugia omaggia proprio uno dei personaggi sopra citati.
Questo territorio ha assoluto bisogno di aprirsi (in primis a livello burocratico) permettendo e promuovendo operazioni di riqualificazione dei vecchi terrazzamenti, con iniziative pubbliche e private che riportino l’Isola Verde al suo antico splendore agricolo. Lo stesso scrittore Stendhal in viaggio a Civitavecchia, scriveva: “Je jètte dans la mer les grappes d’un exellent raisin q’on nous appor te de l’ile de Giglio”, apprezzando la qualità del grappolo d’uva gigliese.
Quindi l’invito è chiaro e rivolto a tutti i giovani interessati a una sfida dura, a un’impresa al limite dell’impossibile: provate ad andare al Giglio, cercate qualcuno dei personaggi citati e, solo dopo avergli offerto un bicchiere di bianco, provate a convincerli a darvi una mano.
Lo faranno con piacere, perché in fondo chi nasce eroe, lo sarà per sempre.

Questo è un piccolo video, una testimonianza di come il vino sia ironia, leggerezza, condivisione e come, a volte, basti fare la domanda giusta:
https://youtu.be/IN7LHMfiB9g




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