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Non è il vino dell’enologo: il libro di Corrado Dottori, vignaiolo dissidente

Corrado Dottori è la persona che, indirettamente, mi sta facendo compagnia in queste giornate di fine estate.
Lo fa con le parole scritte nel suo libro, “Non è il vino dell’enologo”, uscito nell’ottobre 2012.

Il libro, che presenta anche un sottotitolo, “lessico di un vignaiolo che dissente”, e che  all’apparenza sembra un trattato anti enologia, una campagna contro il lavoro degli enologi (categoria in cui mi sento chiamato in causa, seppur non essendo praticante della materia) è in realtà un bellissimo e incalzante racconto di un ragazzo che vicino alla soglia dei trent’anni ha deciso di abbandonare le rotaie della sua vita, che fino ad allora scorreva con un lavoro in ambito economico-finanziario, per mettersi su di una strada impervia e tortuosa che lo porterà a produrre vino (soprattutto verdicchio) in quel di Cupramontana.

51nkitym4pL._SX324_BO1,204,203,200_Un libro che narra di un viaggio da Milano alle Marche, di un cambiamento di vita, di una rincorsa ad un sogno.
Non per scappare da un mondo e da una società in cui non si ritrovava più, ma per inseguire una nuova filosofia di vita, un modello che non si approfitta della natura e delle risorse che il mondo ci offre ma che sa convivere con la natura.
Col vino al centro del progetto: non un vino qualsiasi, ma il verdicchio di San Michele; non un vino fatto per piacere a tutti, ma accompagnato nelle fasi del suo sviluppo, dandogli la possibilità di crescere nel miglior modo possibile e rappresentare al meglio quella parola, terroir, che tanto è entrata nel vocabolario dei wine lovers.
Un vino che racconta una storia, parla di una terra, di un luogo, di affetti, di musica e di Italia, di economia e filosofia, che scorre senza foga nel bicchiere prima e nel palato poi cosi come le parole del libro, che pagina dopo pagina scandiscono il tempo di chi non ha fretta, di chi si sa godere piccoli attimi di pace e libertà nel frastuono della vita moderna.

Un libro che ci riporta quindi alla terra, quella terra che spesso trattiamo male e da cui a volte pretendiamo più di quanto ci potrebbe dare, e che Corrado, con le sue parole, ci invita a rispettare.
Non conosco personalmente Corrado Dottori, ma ogni pagina del suo libro mi ha avvicinato al suo way of life, al suo pensiero, al suo essere.
Chissà se dopo aver letto il suo libro e infinitamente apprezzato il suo vino che ne rispecchia il carattere, possa avere l’occasione di conoscerlo di persona.
Perchè alla fine un vino è come un libro scritto con la terra e impaginato nelle bottiglie.

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