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La Montagna di Franz Haas, un racconto di una giornata con il produttore altoatesino

Arriviamo che è quasi buio, riusciamo a vedere dall’alto le vigne che insieme alle proprietà raggiungono circa 50 ettari. I vigneti partono da 240 m fino a superare i 1000 m.
Quando entriamo veniamo accolti da un ragazzo che ci avvisa che Franz ci metterà un po’ ad arrivare perché ha un impegno.

Iniziamo a visitare l’azienda con lui, mentre ci racconta quello che ha imparato in questi suoi primi due mesi di lavoro. Durante il tour notiamo i primi particolari, fra le botti e i contenitori, troviamo esposte le stampe di tutte le etichette realizzate dall’artista Riccardo Schweizer.
Infine arriva Franz Haas: si presenta in tenuta da lavoro, super schietto e alla mano. Uomo maturo ma incredibilmente giovane dal modo in cui parla e racconta la sua azienda. Sostiene di non avere segreti, che è proprio tutto lì davanti ai nostri occhi. L’azienda viene tramandata al primo figlio maschio, che viene sempre chiamato Franz; una legge fascista aveva vietato di dare al proprio figlio lo stesso nome del padre e gli Haas hanno da generazioni cercato una via d’uscita utilizzando sempre nomi simili, come Francesco o Franzisko, abbreviandolo sempre in Franz. E’ quel tipo di persona che parla davvero tanto senza che possa mai risultare esagerato: ci racconta le sue mille battaglie per riuscire a piantare viti in altitudini maggiori. E’ un uomo con un carattere molto forte che ama incredibilmente quello che fa. Pensate che è stato recentemente contattato per le pratiche per il pensionamento, chiaramente è rimasto stupito non accorgendosi del tempo che era già passato.

Franz Haas parla della sua preferenza per il tappo a vite, con i dovuti accorgimenti, e del modo in cui cerca di eliminare quella parte di cultura italiana che storce il naso davanti ad una chiusura che non sia di sughero. Il suo chiodo fisso è sicuramente il Pinot Nero: un vitigno affascinante ed elegante ma anche difficile e capriccioso.
E’ ancora alla ricerca di un modo per creare il suo vino perfetto. Quando una volta, fu ospite di un grande produttore della Borgogna, aveva avuto la possibilità di assaggiare una bottiglia del suo anno di nascita (un La Tâche ’53) fuori produzione, molto particolare, con una baguette con burro e del formaggio. Quella bottiglia così strana lo ha lasciato così estasiato e così innamorato che vorrebbe riuscire a dare quel tipo di sensazione a chi beve un suo vino. Non cerca di copiare nessuno, vuole soltanto che qualcuno provi per una sua bottiglia la stessa cosa che ha provato per quel Pinot Noir di Borgogna.

Sono poche le personalità forti come quella di Franz Haas, incredibilmente preparato sul biologico, multiculturale e che combatte con le unghie e con i denti per innovare: non sembra essere una persona interessata al commercio, quanto più all’innovazione. La visita prosegue arrivando alla tanto attesa degustazione; gli orari indicavano che la cantina avrebbe chiuso alle 18.30, mentre alle 19 Franz era ancora immerso nei suoi racconti. Abbiamo degustato entrambi i suoi cavalli di battaglia, il Pinot Nero Schweizer e il suo Moscato rosa, oltre ad un Sauvignon e ad un “Lepus” Pinot bianco: particolare il nome di quest’ultimo vino, dal latino per ‘lepre’, perché lo stemma della famiglia Haas, dalla traduzione del cognome, è un leprotto. Anche il punto vendita risulta davvero molto bello, mostra quel grande gusto estetico di una persona che ha viaggiato tanto. Un angolo del suo punto vendita è dedicato alle bottiglie di amici che per lui hanno lasciato il segno. Usciamo che ormai è sera e c’è l’aria fredda di montagna, e dall’alto le vigne non si vedono più ma il ricordo rimarrà indelebile.

http://www.franz-haas.com/new/
Via Villa, 6
39040 Montagna – Bolzano

Giulia Mastrantonio




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