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Fillossera il ritorno, conosciamola meglio

La terribile Fillossera (Daktulosphaira vitifoliae), causa di una crisi gravissima per la viticoltura europea nella seconda metà del diciannovesimo secolo, introdotta attraverso la commercializzazione  delle barbatelle provenienti dal Nord America, è tornata ancora una volta a far parlare di sè.

Il piccolo insetto è in grado di danneggiare le radici della Vitis Vinifera (specie europea) e la parte esterna della Vitis rupestris, V.berlandieri e riparia (specie americane). Presenta varie tipologie di adulti che si differenziano per forma e comportamento, molto complessa nel ciclo biologico con 6-7 generazioni per la tipologia che colpisce  la parte aerea e 5-6 per la parte radicale. Insomma una vera spina nel fianco per un vignaiolo. Andando nello specifico possiamo notarla perché a livello delle radici vengono colpite le radichette erbacee, con deformazioni, e ingrossamenti della vite europea in quanto presenta tuberosità più profonde rispetto alla vite americana che le ha in superficie.

Daktulosphaira_vitifoliae_from_CSIRO

Daktulosphaira vitifoliae – Fillossera

Negli ultimi vent’anni si sono riscontrati danni sulla parte europea (quella aerea) con formazione di galle (ovvero posto di incubazione dell’uovo).

La regione più colpita inizialmente fu il Piemonte, e tutt’oggi purtroppo si ritrova a combattere contro la fillossera, così come in Toscana le infestazioni hanno colpito soprattutto le piante di sangiovese a Montalcino, e in diverse aree chiantigiane, mentre nella zona di Bolgheri il Cabernet Sauvignon, con evidenti e preoccupanti sintomi sulle foglie.

Le cause non sono ancora ben chiare, ma alcuni entomologi ipotizzano un adattamento progressivo da parte dell’insetto nei confronti della pianta. Altri pensano ad una maggiore sensibilità delle viti europee innestate all’insetto.

A conferma di quanto osservato nelle ultime stagioni, anche quest’anno si rilevano infestazioni di fillossera della vite, i cambiamenti climatici in atto potrebbero portare a sorprese, come mutazioni dell’insetto anche grazie alle sempre più frequenti generazioni fillofaghe, con segnalazioni sempre più frequenti di attacchi.
In tal caso la Francia ha deciso di riattivare la propria ricerca sulla fillossera della vite, dopo anni di assoluta dimenticanza. Se la  tolleranza dei portinnesti attualmente in uso dovesse venir meno, cosa che peraltro in alcuni luoghi è già accaduta, sarebbe molto difficile trovare in breve tempo nuove varietà resistenti.

Una causa potrebbe essere anche data dall’abbandono delle vigne, o la loro minor cura, anche solo per ridurre i costi di coltivazione, con danni di medio lungo termine, come sanno bene gli australiani che infatti hanno avviato da tempo programmi di monitoraggio genetico delle varie popolazioni di fillossera. L’Università di Vienna sta lavorando invece nel contrasto alla fillossera grazie a batteri e l’Ungheria sui funghi.

Si cercano quindi nuove vie, oltre a quella dei portainnesti, perchè nel caso di una mutazione e di nuovi focolai occorrerebbe dare ai viticoltori soluzioni in tempi rapidi, che non prevedano l’espianto della vigna, soluzione invece obbligata alla fine del 1800.

Gli studi genetici sulla fillossera permetterebbero anche di indviduare i meccanismi di difesa/tolleranza più efficaci, così selezionando nuovi ibridi che potrebbero essere efficaci portainnesti.

Anche se il mondo scientifico si sta mobilitando sul problema, non è il caso di allarmarsi troppo usando insetticidi, diamo tempo ai ricercatori di capire bene da dove proviene realmente il problema.




Ci sono 3 commenti

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    • Giulia

      Grazie. Purtroppo i tempi per la ricerca sono molto lunghi, perché stiamo parlando di due esseri viventi, Ma noi siamo molto fiduciosi


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